Giovedě, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

CALVI DELL'UMBRIA
Convento di San Francesco d’Assisi (o di San Berardo martire) in Calvi
Calvi ed il Presepe
CALVI ED IL PRESEPE

CALVI ED IL PRESEPE

Calvi dell’Umbria, chiesa di Sant’Antonio Abate “Il Presepio in terracotta”


C rocevia di diverse culture e terra natale di San Berardo, martire francescano, Calvi è vicina alla Valle reatina e a Greccio dove, nella notte di Natale del 1223, San Francesco mise in scena l’evento della Natività.
Non deve pertanto stupire di trovare qui un insieme monumentale, inferiore soltanto a quello collocato nella chiesa dedicata a Leonessa al popolare Santo.

«Li pintori del presepio»: in tal modo una testimonianza archivistica risalente al 1546, definisce gli artisti che eseguirono la sacra rappresentazione ospitata nella chiesa di Sant’Antonio Abate a Calvi. L’opera, con oltre trenta personaggi in terracotta, coglie, con grande raffinatezza, i due momenti dell’Adorazione dei Pastori e del Corteo dei Magi in viaggio verso Betlemme.

Il ritrovamento nell’archivio notarile di un secondo documento, e precisamente di una quietanza di pagamento datata 1545, ha consentito di attribuire, con assoluta certezza, questo presepe a Giacomo e Raffaele da Montereale, due fratelli abruzzesi stabilmente presenti in territorio sabino nel sec. XVI. Un’attenta lettura della quietanza, ha confermato anche l’intervento di vari autori, probabilmente allievi dei due maestri. Probabilmente il progetto fu opera da Rinaldo Iacovetti da Calvi, noto pittore locale.

Le statue del Presepe calvese sono realizzate con umile terra impreziosita da vivaci e preziosi colori. Le figure principali, in primo piano, sono di grandezza superiore al naturale, di uno spiccato realismo, soprattutto nel volto scavato di San Giuseppe. La figura più bella è, senza dubbio, quella della Madonna, la quale appare maestosa nell’atto severo del volto riguardante lo spettatore.
Nel registro superiore vi sono la cavalcata dei Magi e figure minori, di grandezza digradante, che dovevano essere disposte dietro la scena principale a dare l’illusione prospettica della lontananza. Nel suo complesso l’opera è veramente monumentale.

Accanto alla Natività vi è rappresentata la gente semplice, così ben espressa da sembrare viva. E in fondo, questo naturalismo era l’intento primario degli artisti: quello di far parer vivo ciò che non lo è, per invitare il fedele a entrare nel mistero. Naturalismo ed umiltà sono quindi le qualità intrinseche delle statue di Calvi, comuni anche a Gesù, che ha assunto le sembianze umane nascendo povero sulla nuda terra.
Si è di fronte ad un’opera che sorpassa l’aspetto puramente artistico, per quanto raro e prezioso. Si vuole riproporre, a tutti, l’Amore di Dio, il quale ha creato dalla nuda terra l’uomo, e che per rendersi visibile si è fatto a lui simile.

 

E sempre a Calvi, definita giustamente “la porta felice dell’Umbria”, è sempre il Presepe, che, in una tipologia veramente singolare, ha ispirato molti artisti italiani e non (vd. Bicchi, Depretis, Valan, Valentini, etc.), i quali, con l’intento di promuovere la storia e le tradizioni popolari locali, sulle pareti delle vecchie case hanno dipinto una serie di “murales”, avente quale filo conduttore la “Natività”.

 


Calvi dell’Umbria, murales



Calvi dell’Umbria, murales

 


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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